THE WALKING DAD STORY

di Giovanni Abbaticchio

Colpo di scena. Seggiolini antiabbandono obbligatori dal 7 novembre

FONTE: IL SOLE24ORE

L’obbligo di seggiolini antiabbandono per bambini in auto entra in vigore subito: dal 7 novembre e non più dal 6 marzo 2020 come sarebbe stato logico. Il colpo di scena è contenuto nella circolare del ministero dell’Interno 300/A/9434/19/109/12/3/4/1, diramata nel pomeriggio della vigilia, 6 novembre. Una novità che spiazza i produttori e, soprattutto, rischia di causare conseguenze pesanti in caso d’incidente.

Le (possibili) motivazioni 
La circolare non spiega esplicitamente i motivi che spingono a interpretare in modo così dirompente la legge 117/2018 , che aveva intodotto il nuovo obbligo specificando che avrebbe avuto effetto solo 120 giorni dopol’entrata in vigore del decreto ministeriale attuativo che avrebbe fissato le caratteristiche tecniche dei dispositivi.

È quest’ultimo provvedimento, il Dm Infrastrutture 2 ottobre 2019 (pubblicato il 23 ottobre), che entra in vigore il 7 novembre. Dunque, da questa data sarebbero dovute diventare obbligatorie solo le caratteristiche tecniche, cui produttori e acquirenti avrebbero dovuto conformarsi, lasciando 120 giorni per mettersi in regola.

La circolare sull’entrata in vigore e le caratteristiche tecniche ufficiali.

Questa interpretazione era stata avallata informalmente dallo stesso ministero delle Infrastrutture. Il Consiglio di Stato, nel suo parere sul Dm, aveva osservato che occorreva lasciare tempo per adeguarsi, ma restava il fatto che la legge 117/2018 prevedeva non solo i 120 giorni, ma anche un’entrata in vigore comunque non successiva al 1° luglio scorso.

Dunque, occorreva un’ulteriore disposizione di legge per cancellare la data del 1° luglio, che lo stesso ministero dell’Interno aveva ritenuto materialmente non rispettabile, per la mancanza del Dm sulle caratteristiche tecniche. Ma questa disposizione non è arrivata.

Probabilmente è questo il motivo che ha indotto il ministero dell’Interno a interpretare la questione dell’entrata in vigore nel modo più restrittivo possibile. Ma la circolare non spiega nulla di tutto ciò: si limita ad affermare che «le disposizioni operative del decreto ministeriale sono in vigore dal 7 novembre 2019 e, di conseguenza, dalla stessa data sono applicabili le sanzioni».

Le conseguenze 
Tutto questo è stato chiarito solo a poche ore dall’entrata in vigore delle sanzioni. Difficile ora mettersi in regola: il mercato non è pronto e non è certo che tutti i prodotti disponibili siano conformi ai requisiti stabiliti dal Dm.

D’altra parte, ora chi trasporta un bambino di età inferiore a quattro anni con un seggiolino non munito di sistema antiabbandono (integrato nel seggiolino o separato) rischia per il nuovo articolo 172 del Codice della strada:

– 81 euro di multa;
– la decurtazione di cinque punti patente;
– la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi, se viene colto a commettere la stessa infrazione più di una volta nel giro di due anni.

Si può prevedere che le forze dell’ordine, soprattutto all’inizio, chiuderanno più di un occhio: questione di buonsenso, unita al fatto che non è così semplice verificare se un apparecchio posto vicino al seggiolino sia davvero un dispositivo antiabbandono in regola con il Dm. Nel dubbio, gli agenti possono usare l’articolo 180 del Codice della strada per prescrivere di portare in ufficio la dichiarazione di conformità all’allegato A del Dm, redatta dal costruttore del dispositivo. Una procedura farraginosa , che sarà sgradita agli agenti anche a regime.

Ma che cosa succederà in caso d’incidente, soprattutto se con feriti? Qui per gli agenti diventa rischioso chiudere un occhio, quindi la violazione andrà messa a verbale. A quel punto, finirà agli atti e le compagnie assicurative potrebbero risarcire i danneggiati rivalendosi poi sul conducente. Il tutto per una violazione che nulla ha a che vedere con la capacità del seggiolino di proteggere dagli urti.

In caso di multa 
Chi dovesse essere multato può ricordare che una circolare ministeriale non è vincolante davanti all’autorità giudiziaria. Quindi può fare ricorso al giudice di pace (non al prefetto, che fa parte della stessa amministrazione che ha emanato la circolare) sostenendo che l’obbligo non è entrato ancora in vigore.

Può farlo sulla base del fatto che la norma ha una formulazione controversa e inapplicabile in tempi così brevi.

Come cautelarsi 
Dunque, meglio precipitarsi ad acquistare un dispositivo o un seggiolino che ha l’allarme integrato. Esponendosi al rischio che non sia conforme. Ma è un rischio che si può limitare.

Occorre chiedere esplicitamente al venditore la dichiarazione di conformità, che è sostanzialmente un’autocertificazione, di cui l’allegato B del Dm fornisce uno schema. Meglio desistere dall’acquisto se il venditore rifiuta di fornirla.

Peraltro, anche se in seguito la dichiarazione si rivelasse falsa, ci si potrebbe rivalere sul venditore e/o farlo sanzionare dall’Antitrust.

UN ABBRACCIO SENZA TEMPO

Questa è una delle primissime foto scattate con Annarita, stavamo insieme da un mese, ci siamo conosciuti a ottobre 2004, sotto il portone della sua casa da fuori sede, vicino l’università. Io ero con un caro amico, Biagio, aspettavamo una collega di corso, Valeria, che doveva passarci delle fotocopie per un esame, appena arrivò mi disse di aspettare perché stavano arrivando le sue coinquiline e ce le avrebbe presentate. Dopo pochi minuti girarono l’angolo due ragazze, una era Annarita, l’altra era Sara, che sarebbe diventata nostra testimone di nozze. Mi innamorai subito, all’istante, prima dei suoi occhi verdi e poi con il passare dei minuti di tutto il resto. Quando uno dice il colpo di fulmine. Proprio così, fulminato all’istante. Completamente andato. Avevo 19 anni, lei 23 anni, è stato difficile convincerla del fatto che ero maggiorenne solo da un anno, non ci credeva, le dovetti mostrare la carta d’identità, fiducia zero, si vede che aveva già capito che ero un burlone. La frequentazione e la conoscenza fu costante ma molto cauta, perché entrambi sapevamo che c’era una bella differenza d’età, di esigenze diverse e di percorsi diversi, di ritmi diversi che stavamo vivendo fino a quel momento. Un pomeriggio le dissi che volevo interrompere la frequentazione perché i quattro anni di differenza non ci avrebbero portato lontano e alla fine ci saremmo stancati e lasciati. Lei mi spiazzò, dicendomi che pensava le stesse cose mie, avvertiva li stessi timori e mi disse: “Facciamo cosi, stiamo bene insieme, ci divertiamo, siamo felici, godiamocela giorno per giorno, poi capiremo, se non sarà cosa ce lo diremo e ognuno prenderà la propria strada”.
Ecco, con quelle parole, mi fregò. Dopo quindici anni esatti siamo ancora qui, abbracciati, con due figli, una casa, tanti pensieri e tanti sogni per il futuro, godendoci ogni giorno come se fosse il primo. Non è facile eh, sia chiaro, ne abbiamo passate insieme, ne abbiamo vissute insieme di vite, di cambiamenti, di dissapori, di attimi particolari, di vuoti e di gioie immense, ma senza mai perdere di vista ciò che eravamo davvero, ciò che siamo davvero. Non è facile, non è più come prima, sicuramente è meglio di prima, abbiamo meno tempo per noi, ma il noi ora è formato da quattro cuori e non più due.
Oggi è una giornata da celebrare, da ricordare e raccontare, come quel bacio rubato, quel mocio sporco in una bacinella con un pigiama a mollo, come quegli abbracci infiniti e inconsapevoli, come le nostre giornate passate a guardarci negli occhi e vivere senza pensare al domani.
Ecco cosa siamo, siamo un abbraccio senza tempo.

MERAVIGLIA

Si è messo seduto, buono buono, a guardare il cielo dalla finestra. Sono passati i minuti e il suo sguardo era ancora all’insù, mi avvicino, e noto che c’è un bellissimo arcobaleno. Si gira verso di me e mi dice: «Babbo è la prima volta che vedo l’arcobaleno». In realtà è successo altre volte ma ora ha molta più consapevolezza di ciò che vive e vede.
Lo prendo in braccio, mi siedo, me lo metto sulle gambe e ci abbracciamo, guardando e ammirando insieme questa meraviglia della natura.
Noi adulti siamo abituati all’arcobaleno e anche se lo intravediamo dopo una pioggia, difficilmente ci fermiamo a guardarlo, al massimo alziamo la testa e proseguiamo, perché ne abbiamo già visti tanti, invece i bimbi no, non perdono lo stupore, non si arrendono alla meraviglia, non vanno di fretta.
Agli occhi dei bambini un arcobaleno è magia e si incantano, noi adulti abbiamo imparato a conoscerlo e ci meravigliamo meno, forse quasi più, crescendo ci abituiamo alle cose così come sono, perdiamo a poco a poco la capacità di stupirci per quello che il mondo ci offre. Oggi mi sono stupito dello stupore di Ludovico e non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi ricordato che ogni giorno va vissuto con curiosità e meraviglia.

IL FANTASMA TELECAMERA

«Babbo ad #Halloween mi voglio vestire da fantasma telecamera così faccio spaventare tutti e posso riprendere le loro facce».

Ha esordito così Ludovico qualche giorno fa. Con la mamma ci siamo messi all’opera. Lei ha trovato un lenzuolo bianco vecchio, ha disegnato e ritagliato occhi e bocca, cucito la parte delle braccia. Io ho riesumato una vecchia GoPro con la sua custodia e l’adattatore elastico per la testa. Dalla cartoleria, qualche giorno fa, trovai un frontierino a forma di zucca, dal quale non si stacca più, e con pazienza e collaborazione il costume è stato creato.
Il fantasma telecamera è pronto a saccheggiare le case e i negozi della città. Fate attenzione e preparate le caramelle.
Chiara si diverte da pazzi a guardare il fratello svolazzare per la casa, ma stiamo pensando di travestirla da zucchetta.
Chi l’avrebbe mai detto che per amore dei miei figli mi sarei piegato a questa festa pagana e americana.
Pur di vederlo felice farei di tutto, anche vestirmi da fantasma banana, così come ha chiesto Ludovico. 

COSTRUIRE

Alla fine cosa fanno le famiglie se non costruire.
Costruire ogni giorno qualcosa per il futuro, per il presente, per la vita. Per chi c’è e per chi ci sarà. Costruire anche grazie ad altri che hanno costruito prima di noi, che ci hanno permesso di andare avanti e continuare a farlo da soli. Costruire tra le difficoltà, tra i sacrifici, trai i dubbi e le incertezze, non fermandosi mai.
Se potessi scegliere di trasmettere un valore davvero indispensabile ai nostri figli io sceglierei il sacrificio. Credo che rappresenti al meglio il concetto di famiglia. Da sempre.
Nel sacrifico sono racchiuse tante altri concetti come le rinunce, le scelte, la presenza, l’assenza, la costanza, l’oculatezza, il valore del denaro, del sudore, del lavoro, delle scelte.
Costruire.
Questo siamo destinati a fare, alle volte falliremo, qualcosa cederà, ci sarà da intervenire e ristrutturare, restaurare, riparare e sostituire, ma sempre con la stessa passione, la stessa attenzione e lo stesso amore. Diceva una bella canzone alla quale sono molto legato: «in mezzo c’è tutto il resto e tutto il resto è giorno dopo giorno e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, saper rinunciare alla perfezione». E per fortuna che la perfezione mi irrita. Gli imprevisti e gli errori mi esaltano.
Costruire. Sempre.

CETTO IL PAGLIACCETTO 

Lui è Cetto, Cetto il pagliaccetto. Il primo compagno di giochi di Ludovico, al quale è molto affezionato. Quando era più piccolo non se ne separava mai, se lo portava ovunque: a letto, in bagno, a spasso, se lo metteva vicino quando mangiava, seduto accanto a lui, gli dava da mangiare, gli ha messo il pannolino e gliel’ha tolto, lo rimproverava e lo metteva in punizione. Insomma tutto ciò che noi facevamo con Ludovico lui lo riversava su Cetto, che a differenza sua, non proferiva parola, dove lo mettevi stava e non si lamentava mai. Il miglior amico e figlio che si possa avere, non credete?
Cetto è destinato a vivere nei secoli, a restare sempre tra noi, non finirà mai in uno scatolone, perché sarà lì per ricordarci tutto questo, sarà il nostro viaggio nel tempo, il gancio dei ricordi più belli e intimi, si forse per un po’ di anni sicuramente si riposerà, se lo meriterebbe, ma come accade spesso nella vita, ritornerà il suo tempo e sarà di nuovo protagonista, con altri bimbi e con altre storie da vivere e raccontare.
Viva Cetto il pagliaccetto.

FRATELLO E SORELLA

La sorella minore, la piccola, la sorellina, tutti i modi in cui possiamo chiamarla. È davvero una fortuna avere una sorella più piccola, perché ci sono almeno dieci buoni motivi per rendersi conto che in fondo è la cosa più bella che abbiamo. Dieci motivi da leggere qui sotto, per ricordarceli più spesso.

#1. È la tua fan numero uno

Qualsiasi cosa tu faccia hai la certezza di avere sempre una piccola supporter al tuo fianco, pronta a fare il tifo per te in qualsiasi progetto ti lanci.

#2. Ti fa diventare una persona migliore

Una sorella piccola ha bisogno di figure di riferimento da rispettare. Questa è una responsabilità che percepisci quasi automaticamente. Per questi motivi cerchi sempre di comportarti nel migliore dei modi per darle un buon esempio.

#3. Non esistono distanze

In qualsiasi posto tu vada, quali siano i chilometri che vi separano lei sarà sempre dentro di te, dentro i tuoi pensieri. Quando la rivedrai nulla sarà cambiato nel vostro rapporto.

#4. Ti fa rimanere bambino

Sarai sempre aggiornato sulle novità di chi è più giovane di te, perché è praticamente impossibile impedirle che te le racconti. Inoltre puoi giocare con lei, mantenendo sempre in vita il bambino dentro te.

#5. È sempre al tuo fianco

Sono poche le certezze che puoi avere nella vita, ma la sua presenza è una di queste.

#6. Sarà sempre la tua migliore amica

Non ci sono concorrenti che tengano. Con lei hai fatto i primi giochi, hai creato una connessione sin dall’infanzia, e hai formato assieme a lei il tuo e il suo senso dell’umorismo. Sarà sempre la tua migliore amica.

#7. Ti aiuta a maturare

Avere una sorella più piccola ti obbliga a prenderti delle responsabilità, perché proteggerla è anche compito tuo. Per questo a volte ti è necessario fare le veci del genitore, cosa che ovviamente ti fa immedesimare dall’altra parte della barricata e ti costringe a maturare.

#8. È saggia

Nonostante la giovane età e la mancanza di esperienza, spesso è in grado di aiutarti grazie ad un consiglio frutto di un’analisi priva di pregiudizi.

#9. È coccolata anche dai tuoi amici

I tuoi amici più stretti ovviamente conoscono anche lei sin dalla tenera età, e spesso lei li considera quasi dei fratelli. Se anche loro le vogliono bene significa che è davvero una sorella speciale.

#10. Avrà sempre bisogno di te

Abbiamo tutti bisogno di sentirci speciali per qualcuno, e una sorella più piccola avrà sempre necessità della nostra presenza. Passerai attraverso molte relazioni durante la tua vita ma per la tua sorellina sarai sempre la figura di riferimento e lei avrà sempre bisogno di te.

#thewalkingdadstory

TRE ANNI DEL BLOG

Fermi fermi, fermi. Qualche giorno fa, esattamente il 12 ottobre, questa avventura ha compiuto tre anni. Ed io me ne sono dimenticato, completamente. Come si fa. È come se mi dimenticassi il compleanno dei miei figli. Ve lo devo, essi. Ve lo devo. A tutti voi. A chi mi segue dall’inizio, dai primissimi video e post, a chi si è aggregato poco dopo, a chi l’ha fatto negli anni successivi e chi da pochissimo. Sembrerà retorica ma se sono ancora qui a raccontare e far conoscere gli aspetti più belli, forti, tristi ed estremi della genitorialità e di tutto ciò che gira intorno ad essa, è solo per voi. E anche per me. Perché trovo terapeutico aprirvi il mio cuore, farvi conoscere i miei sentimenti paterni e il mio sguardo sul mondo, sul sociale, sul bene comune, su tanti temi, sia leggeri che tosti, senza risparmiarmi e dirvi la mia sempre. Tutto questo con totale leggerezza e libertà, senza schemi. Con alcune piccole regole da rispettare che avete imparato a conoscere, per tutelare i miei figli (almeno fino a quando potrò) dal tritacarne social. Anzi, vorrei fare di più, sempre di più, realizzare tanti video-racconti di storie pazzesche che ho scoperto e ricercato ma mi manca il tempo tra la famiglia e il lavoro e mi riesce difficile ritagliare spazi liberi per poterlo fare. M’impegnerò di più, promesso.
Tre anni in cammino, in realtà sono sei sulla carta, qualche capello bianco affiora sulla barba e tra i capelli, ma di strada ce n’è ancora tanta da fare. Mentre cucinavo in previsione della cena ho realizzato che non avevo festeggiato con voi. Ed eccomi qui. Facciamo un gioco: nei commenti scrivetemi un aggettivo che descriva al meglio la pagina, anche negativo, qualsiasi cosa che possa aiutare a crescere meglio. Fatemelo voi il regalo. Vi va? 🙃
Grazie ancora a tutti e buon compleanno a noi 15 MILA. 🎈
BACIONI! 🥳

NEL MONDO DEI BAMBINI IPNOTIZZATI DA YOUTUBE. (MA NON SOLO LORO)

«Da piccolo mi piaceva recitare, ma la mia famiglia mi scoraggiava. Ora grazie a YouTube sto creando un’opportunità per mio figlio. Uno degli aspetti negativi è che col tempo abbiamo perso spontaneità: i marchi ci pagano per fare varie cose e noi le dobbiamo fare».

Questo dice nel video Chris, padre di un influencer di 10 anni. Ecco, proprio questo mi spaventa quando dico che bisogna fare attenzione e avere un giusto approccio quando si gestisce o si fa gestire una pagina, un canale youtube, un profilo instagram, soprattutto se si tratta di una mamma, di un padre, di un figlio. Fare attenzione al confine che c’è tra le realtà e la spontaneità della vita e della quotidianità in contraltare con la messa in scena, con “scimmiottamenti”, recite, sketch per venderti un prodotto e rendere tutto finto, scritto, preparato, non vero per intenderci e vendere un prodotto, dare lustro a uno status-symbol, a fare passare tutto per figo, bello e patinato.
E quando spegni la videocamera o lo smartphone, quando spegni il tuo computer cosa resta? Chi resta? Di cosa si parla? Cosa si fa? Si pensa a cosa mettere in scena domani o cosa raccontare domani, come sfruttare ancora meglio il contesto o la persona o se stessi? E la vita passa, scorre, l’autenticità si assopisce, la relazione famigliare si altera e diventa fiction, si sta insieme per business?

Vi rendo partecipi di questo dato che ho letto su Internazionale ma riportato dal The Guardian:

In molti paesi del mondo sempre più bambine e bambini aspirano a diventare youtuber.
Nel 2018 al primo posto nella classifica dei guadagni della piattaforma video c’era uno statunitense di sette anni, diventato famoso con le recensioni di giocattoli. Negli ultimi tempi YouTube è stato al centro di polemiche per la scarsa capacità di proteggere i più piccoli e perché il suo algoritmo considera il tempo di visualizzazione una priorità assoluta, a scapito di qualsiasi altra valutazione.
Io mi tengo alla larga da tutto ciò, tutelando i miei figli il più possibile, già ci sono io con tutti i piedi dentro, cerco di mantenere la giusta distanza tra il reale e il virtuale, tra cadere nelle markette e nelle fee e invece mantenere uno sguardo attento, libero ed indipendente sul sociale, sui valori, sul racconto.
Guardate il video perché sono sicuro che anche i vostri figli, nativi digitali, fruitori di YouTube, vi avranno già detto (o vi chiederanno): «Mamma, Papà, da grande voglio fare lo Youtuber!»

Pensiamoci, apriamoci, parliamoci, ascoltiamoci.

GUARDA IL VIDEO SU INTERNAZIONALE

MENO MALE CHE C’È LA MAMMA 

Questo è un mantra che vale sempre. Meno male che c’è la mamma. In questi giorni più degli altri giorni, con me KO per via di una brutta febbre e praticamente ridotto alla stato brado, la mamma scende in campo mostrando i tricipiti, i quadricipiti, tirando fuori venti braccia, cento occhi, più di tutti gli altri giorni, molto di più. Lo dico perché sono un padre e marito molto collaborativo quindi quando la mia presenza viene meno come in questo caso, il lavoro per la mamma si quadruplica all’ennesima potenza. E lo ammetto, mi sento in colpa.
Lei si alza prestissimo la mattina prima di tutti, prima del canto del gallo, infatti bisognerebbe inventare il canto delle mamme, cucina il pranzo, pensando già alla cena, prepara la colazione, fa lavatrici e asciugatrici, avvia o svuota la lavastoviglie, prepara gli outfit dei piccoli, sistema la camera da letto, si lava e si veste, sveglia i pupi seguendoli ed inseguendoli fino al momento dell’uscita di casa, accompagna a scuola Ludovico, arriva a lavoro fa le sue otto ore, esce, fa la spesa, qualche altra commissione e poi torna a casa con l’elmetto dell’esercito pronta a tornare in trincea con il soldato Ludovico e il generale Chiara, invece con il paziente Giovanni ha accortezza e attenzione infinita, oltre che tanta ma tanta pazienza, e va così fino a sera, fino a quando non crollano tutti, morti dal sonno.
Ho descritto ciò che ho percepito in questi giorni di degenza, solo attraverso l’ascolto, i rumori e le voci che arrivano fino in cameretta, dove risiedo ormai, immaginandoli nella quotidianità e nelle faccende giornaliere, pronto a ricaricare le batterie e scendere di nuovo in pista.
Viva le mamme, viva le mogli, viva le compagne che scegliamo per la vita. Ah, viva la Tachipirina e la mia visuale sul mondo da tre giorni a questa parte.
Viva Annarita.

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