Niente nido e part time negato: 10mila neo-mamme costrette a lasciare il lavoro. Articolo de “L’Espresso”

E lo Stato? Dov’è lo Stato?
Chi le tutela? Chi tutela la famiglia?
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I numeri del ministero confermano la difficoltĂ  di conciliare l’occupazione con la prole. Tanto da spingere molte madri a dimettersi. Senza considerare quelle precarie, alle quali basta non rinnovare il contratto.
Ma ci rendiamo conto?

«Accade spesso che, sotto la pressione dei datori, le lavoratrici siano costrette a dimettersi perchĂ© si trovano in stato di gravidanza o entro il primo anno di vita del bambino. E molte vengono “convinte” con la possibilitĂ  di beneficiare dell’indennitĂ  di disoccupazione, che può oscillare fra 800 e 1.200 euro per un periodo che va da 12 a 24 mesi» commenta Gualtiero Biondo, responsabile nazionale degli Uffici vertenze della Cisl. Per chi si rifiuta, o semplicemente non ha un principale abbastanza “accorto”, può arrivare il licenziamento. Che però di rado viene contestato, anche quando se ne avrebbe tutto il diritto, ammette il sindacalista: «Da gennaio a oggi, su mille pratiche aperte, solo 20 sono relative a licenziamenti in gravidanza e cinque perchĂ© avvenuti entro il primo anno di matrimonio. A conferma che poche intentano un contenzioso vero e proprio».

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