C’è chi scappa dalla propria vita per cercarne una nuova e donarla a suo figlio di lì a poco.

Chi continua a scrivere e dire che dovrebbero tornare indietro, che sono tutti cattivi, ladri e sporchi voglio chiedergli cosa fanno, nel loro piccolo, per rendere il proprio territorio migliore? Cosa?
Proviamo invece a porci diversamente questa domanda.

Chiediamolo all’ostetrica italiana che ha prestato soccorso alla madre e al neonato. Chiediamolo alla donna che, gravida, perché si è messa sul barcone e ha affrontato il viaggio. Chiediamole dove ha trovato il coraggio, la forza, la determinazione.

Chiediamoci questo. Senza giudicare, senza bestemmiare, senza nessun altro pensiero.

Oggi è capitato a lei, domani può capitare a noi.

Perché la vita è imprevedibile, come una nascita su un barcone di migranti, anzi di uomini, donne e bambini, piena zeppa di vite, di storie, di sentimenti, di emozioni, di speranze.

Migranti è un etichetta che non mi piace più, etichettati…non sono merce.

Buona strada, piccolo Cristo, che sia in Italia o dove ti sentirai felice di vivere.

 

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