Proverò a educarti alla mia presenza senza fagocitare la tua curiosità.

Ci sarò ma non mi muoverò.
Ti ascolterò ma non ti risponderò.
Ti guarderò ma non ti giudicherò.

Potrei essere troppo ingombrante, la mia figura potrebbe schiacciarti e non me lo perdonerei mai.
Mi metterò in un angolino e ti osserverò, agendo quando servirà, un po’ come fanno gli anziani seduti davanti l’uscio della loro abitazione nei paesi di campagna.

Proverò a non dirti sempre come si fa, come si dice, come ci si comporta, perché non vorrò levarti il dispiacere di sentirti affranto, lo splendore di sbagliare, la bellezza di ricominciare, la forza di riprovarci.

Proverò a mostrarti la strada, a indicarti la via, almeno su ciò che ho già vissuto, senza dirti dove sono caduto a mia volta. Per tutto il resto ci penseremo poi, strada facendo, perché come te anche io ne ho di polvere da mangiare e di sassi da lanciare.

Proverò a raccontarti di te, di me, di noi, senza tralasciare le virgole e le parentesi della vita.

Perché la vita, si la vita, è fatta di tutto questo e un giorno non sarò più qui a proteggerti e dovrai farlo da solo sapendo che hai me nel cuore, negli occhi e nei gesti.

Dovrai, potrai, ci riuscirai.
Buona strada, figlio mio.