Chissà se mi reputi un bravo figlio.

Se sono quel tipo di figlio che hai sempre desiderato.
Se il nostro rapporto te lo immaginavi proprio così o diversamente. Puoi dirmelo non mi affonderai. Lo so già.

Siamo come cane e gatto, la nostra relazione si basa su i battibecchi, sulle visioni diverse, sui fraintendimenti, sui silenzi che, in realtà, raccontano un mondo intero, sulle chiacchierate brevi che tu fai durare eterne ed io che non resisto ad ascoltare tutta la storia di mezzo culo e ti chiedo di arrivare al sodo. Sulle telefonate giornaliere in cui mi chiedi «come stai?» ed io rispondo «e come devo stare?».

Mi hai voluto presto autonomo, o forse l’ho voluto io, molto presto ho spiccato il volo, molto presto sono andato solo a comprarmi jeans, scarpe e magliette, molto presto ho voluto affrontare i miei viaggi, molto presto ho voluto prendere le mie scelte di vita.

Ricordo i tuoi baci soffici la mattina per svegliarmi e ricordarmi che bisognava andare a scuola, i grattini alla schiena con le unghie delle tue belle mani e i brividi su tutto il corpo, la domenica mattina e il rumore del cucchiaio che roteava nella tazza per preparare lo zabaione, che così cremoso non l’ho più mangiato.

Ricordo a 13 anni, quando mi tagliai per la prima volta i “mustazz” (la peluria pre-baffi), tu lo notasti subito e mi abbracciasti dicendo che ero il tuo “ometto”. Mi vergognai parecchio ma mi sentii virile.

Ricordo il nostro viaggio a Milano nel 2009, dove mi accompagnasti e sapevi che ero così impaurito da tutto che senza di te non ce l’avrei fatta. In aereo mi tenevi la mano, mi accarezzavi ed io te lo lasciai fare, non mi vergognai neanche un secondo, sembravamo due sposini in luna di miele. Lì tagliammo davvero il cordone ombelicale che ci teneva legati e cuciti al cuore.

Quando entrasti nell’aeroporto di Linate per ritornare a casa, mi salutasti velocemente, ti girasti di scatto e sono sicuro che piangesti, posso assicurarti che piansi anche io, tanto. Misi le mani in tasca per riprendere il mio cammino verso la nuova vita e trovai un biglietto scritto da te in quei giorni e giù di nuovo in lacrime.

In ogni tappa della mia vita tu ci sei stata, non hai fatto mancare la tua presenza, così schietta e sincera, in certi casi anche troppa, non ti sei mai risparmiata, hai imparato anche a non parlare, a rimanere in silenzio, sapendo che ti stavi facendo del male, ma anche questa è una grandissima forma d’amore, forse la più grande e te ne sono grato. Essere discreti, soprattutto con i figli permalosi, premia sempre.

Non credo di essere quel tipo di figlio che tu desideravi, affettuoso, attaccato alla gonna della mamma. Ti ho deluso più di una volta, ma tu sei stata sempre lì. Chi ti farà soffrire o chi ti prenderà in giro non meriterà la mia attenzione e la mia presenza.

Sono quel che sono, come tu sei quel che sei, ovvero mia madre, una bella sessantenne con lo sguardo rivolto al futuro. Un futuro da scrivere insieme, ancora una volta e per sempre.

Buon compleanno Mamma.
Felice di esserti accanto.

Tuo figlio.
Giovanni.

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