Lettera a mio padre

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Ehi Babbo,

che fortuna che ci sei, che fortuna che ci sei sempre stato.

Quante volte mi sono chiesto se sarei mai stato un bravo padre come te, e sia chiaro, i bravi padri sbagliano, devono sbagliare, altrimenti come fanno a diventare bravi? Pensi mai di aver sbagliato qualcosa come padre e come uomo? Lo pensi mai? Io spesso. Ma non me l’hai mai detto, per non mostrarmi la tua parte vulnerabile.

Bravo, non perché mi hai cresciuto bene, con mamma, ma perché hai saputo ascoltarmi nei giusti momenti, consigliarmi in quelli opportuni.

Nonostante i tuoi errori, le tue presenze, i tuoi difetti, le tue scelte, i tuoi silenzi, tu con me e mio fratello sei stato sempre te stesso.

Ricordo perfettamente il giorno che partii per Milano, per studio, mi accompagnasti in aeroporto, fu un viaggio silenzioso, non ci dicemmo nulla, eravamo tutti tesi, tutti scossi perché le nostre vite stavano cambiando, stavo per lasciare definitivamente casa per intraprendere il mio percorso di crescita, quella vera.

Mamma scese con me, decise di affiancarmi e seguirmi per supportarmi in questa avventura, più che altro, diciamo la verità, voleva assicurarsi che la sistemazione scelta fosse la più consona, tu invece decidesti di restare in macchina, ti facesti da parte, comprendendo che quel momento doveva essere vissuto da lei e non da te, un bacio e via, mi lasciasti andare, all’apparenza facilmente, ma sono convinto che non fu così. Per molto tempo ho pensato che tu fossi arrabbiato con me per la decisione di essere andato via da Bari e non potermi più godere nella quotidianità nonostante tu mi abbia sempre spronato e insegnato a resistere, a fare del mio meglio oltre ogni difficoltà.

Con il tempo ho capito che quel silenzio è stato il più doloroso per te, perché hai avuto la forza di lasciarmi andare senza dirmi nulla, senza farmi pesare la scelta, consapevole che quel percorso poteva esser un tuffo nel vuoto, ma non facesti nulla per fermarmi o convincermi diversamente e oggi posso dire che è stato il gesto d’amore più bello che un padre possa fare ad un figlio: non intromettersi nella sua vita.

So che hai pianto in macchina quel giorno di ottobre 2009, anche se non me l’hai mai detto, ma io lo so.

Te ne racconto altri, chissà se te li ricordi.

Ricordo perfettamente un altro bell’episodio della mia vita con te, un viaggio a Pisa, insieme, il primo viaggio soli. Mi sentii adulto, grande, considerato, autonomo, scelsi la musica da ascoltare in macchina, guardavo fuori dal finestrino e mi sentivo libero, e speciale, perché ero con te, in autostrada, verso nuovi orizzonti. Per te era un viaggio di lavoro, per me era molto di più.

Ricordo anche una cosa che ti dissi. Avevi lo sguardo altrove e pensieroso e ti dissi: «Babbo che hai?». Tu mi dicesti che non avevi nulla ed io controbattei: «Conosco quella espressione, io ti conosco bene, me ne accorgo dai tuoi sguardi». Tu rimanesti in silenzio.

Chissà se sei fiero di me oggi. Mi risponderesti di si, ma cosa cambierebbe se la risposta fosse NO?

Cosa cambierebbe? Credo nulla, mi ameresti comunque. Ma ti sentiresti lo stesso un buon padre? Forse non tutto dipende da te ma qualcosa dipende anche da me. Non credi?

Allora sappi che io no sono totalmente fiero di me. Mi rimprovero per tante scelte fatte, per il coraggio non coltivato e cavalcato, per tutte le volte che mi lamento di ciò che mi circonda, per i comportamenti sbagliati, per le decisioni prese per dei nuovi percorsi. Ma sono fiero di essere padre a mia volta oggi e proseguire un percorso educativo che ho sempre sognato di vivere.

Crescendo ci si vive meno e in maniera diversa, e il tempo scorre inesorabile, e con esso la nostra vita. Io concentrato nella mia e in quella di mio figlio, e tu nella tua e, nonostante l’acqua sotto i ponti, sempre più in quella mia.

Perché è vero che si vive per i figli, dai quali non ci si stacca mai, è anche vero che li si vuole vedere sistemati e accasati, non sempre è così, e non sempre i figli sopravvivono ai padri, e alle volte ci sono padri che ammazzano i figli, o i figli che ammazzano i padri, figli ammazzati, padri ammazzati per proteggere i figli, figli che si tolgono la vita e padri che si tolgono la vita, anche per i figli.

Esistono figli lontani dai padri, e padri lontani dai figli, per scelta, per volontà, per fattori esterni, padri e figli che si cercano e figli e padri che hanno smesso di cercarsi allontanandosi con il cuore e con la mente. È capitato anche a noi dirci non voglio più vederti, non ho più nulla da dirti, e il secondo dopo ci sentivamo degli stracci, e per giorni non ci siamo parlati, ma ci pensavamo costantemente.

Queste sono verità, sono vissuti, sono parte della vita. E ne dobbiamo essere consapevoli per capire la bellezza che possediamo, l’importanza di poterci vivere ancora e andare avanti.

Promettimi che qualunque cosa accada, tu non ti allontanerai mai da me, mai, perché io senza te non saprei come fare, anche quando sarai una stella, impegnati a rimanere al mio fianco, non ti distrarre con il relax, proteggimi da tutto, e se mai il destino vorrà che la stella sia la mia a brillare prima di te, sappi che ci sarò sempre e non ti chiedere perché e non sentirti perso o in colpa ma continua a vivere anche se sarai morto dentro.

Non so perché ti ho scritto ciò, l’ho sentito e l’ho fatto e se leggerai queste righe sicuramente t’incazzerai con me per averle solamente pensate…certe cose.

Che fortuna che ci sei, che fortuna che ci sei sempre stato, Babbo.

Grazie.

Tuo figlio Giovanni.

 

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