Il 27 maggio 2018 che non so spiegare a mio figlio

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Non so come spiegartelo figlio mio.
Non so come dirti che viviamo in un Paese davvero strano ormai. Vorrei solo capire davvero come farti crescere serenamente, consapevole che visti i tempi che corrono, io sereno non sono, perché non è serena la nostra Nazione, le nostre Istituzioni, i nostri Rappresentanti.
Nessuno è sereno.
Le uniche persone davvero serene siete voi, bambini. Spensierati e sorridenti, vitali e curiosi, che ci date la forza di andare avanti, di scegliere, di restare, di partire, di non mollare, di cambiare.
Non so davvero come spiegarti che siamo ormai uomini privati di stabilità, di certezze e di sicurezze e che se non fosse per le vostre mani, le vostre braccia e i vostri baci ce ne saremmo scappati e andati a fondo.
Non so come spiegarti che la politica, anni fa, quando non ero ancora nato, era qualcosa di bello, di sereno e di serio, era la direzione della vita, quella pubblica, quella di tutti i giorni.
Non so davvero come spiegarti che siamo circondati da precariato, intellettivo, monetario, spirituale, umano.
La cosa che posso aiutarti a farti capire, figlio mio, è che tu ci sei grazie all’amore e alla politica, oltre che all’educazione, e siccome ci sei dovrai fare i conti anche tu con questo dramma nazionale, perché dipenderà anche da te e non solo dallo Stato, il tuo futuro, che mi auguro sia il più lontano possibile da quello di oggi e più vicino a quello che inizierai ad immaginare, sognare e formare. Se capirai che per realizzarlo dovrai partire e allontanarti da noi sappi che non ti fermeremo, non ti intralceremo, non ti ostacoleremo, non ti diremo che restare in Italia è la cosa giusta, o che partite è la cosa sbagliata, perché io non so spiegartelo perché non lo so spiegare neanche a me stesso.
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4 thoughts on “Il 27 maggio 2018 che non so spiegare a mio figlio

  1. Ciao,
    i miei complimenti per questo blog. è incoraggiante vedere in Italia l’affiorare di discorsi di ‘paternità alternative’
    al modello tradizionale.
    Non conosco le tue idee politiche, ma mi sono ritrovata in questo post. Ho lavorato soprattutto all’estero, sono
    tornata appena ho potuto per far nascere qui mio figlio, ma chiaramente la scelta del se rimanerci o meno sarà
    la sua. Se vuoi da’ un’occhiata al mio blog, sono una novellina ma i primi due articoli sono proprio dedicati alla
    grande strada che resta da fare nell’includere la tenerezza come prerogativa degli uomini.
    Buona serata

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