11.9.01: Io ricordo dov’ero, e tu?

 
Era pomeriggio presto, ricordo il dolore al sedere per via del sellino della bicicletta, le gambe spingevano e i piedi schiacciavano sui pedali. Sentivo il vento toccare le guance. Tornavo dalla solita lezione di ripetizione di matematica. Sono sempre stato una capra con i conti e la logica, non ho mai capito se ero io a non essere portato per questa materia oppure ho avuto insegnanti che non sono stati in grado di farmela amare.
 
Parcheggio la bici in garage, prendo l’ascensore, apro la porta di casa e trovo mia madre incollata alla tv, con il ferro in mano, immobile, spaesata, turbata. Volgo lo sguardo sul teleschermo. Fumo, vedo solo fumo provenire da una altissima torre. Leggo il sottopancia: “AMERICA SOTTO ASSEDIO” (e chi se lo dimentica quel sottopancia).
“Cazzo la terza guerra mondiale”. Urlai senza pensarci. Dopo poco il tg mostrò delle immagini e i miei occhi penetrarono lo schermo, toccando con mano quella scena, che sarebbe diventata storia, un aereo di linea americano si conficcò, come una spina di rosa in un dito, in una delle due Torri Gemelle a New York.
 
Rabbrividii, guardai mia madre e le chiesi se fosse una scena di un film, lei rispose di no, era tutto vero.
All’inizio pensammo ad una disgrazia e invece…qualche minuto dopo assistemmo in diretta all’impatto del secondo aereo di linea sulla seconda torre del World Trade Center. Li capimmo che non era una disgrazia, che non era il fato. Non poteva succedere due volte nel giro di poco tempo.
 
Quel giorno sentii una parte di me crescere freneticamente in una nuova realtà che cambiò il mio modo di vedere le cose, di vedere la vita. Con me tutto il mondo cambiò, fermadoci ad osservare, terrorizzati, quelle immagini che nessuno ancora oggi ha dimenticato.
Sono passati 16 anni. Avevo 16 anni.
 
Ricordo che rimasi davanti alla tv per più di 12 ore. Non feci i compiti, non andai ad allenarmi a basket. Non feci nulla. Annullato, colpito, distrutto. Il giorno dopo, a scuola tutti i miei amici dissero che non erano riusciti a svolgere i compiti a casa e i professori non ci dissero nulla, non ci sgridarono, non ci misero un brutto voto, niente di niente. Ci abbracciarono. Passammo 5-6 ore di lezione a parlare, a confrontarci, a leggere i giornali, a capire, l’incomprensibile.
Ricordo i silenzi. Il silenzio della mia classe. Il silenzio del mondo. Il suono di quel silenzio in tutto il MONDO.
 
(Foto scattata nel 2013 a New York, in viaggio di nozze)
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