“Congratulations daddies, we are in pregnant”. La storia di Carlo e Christian, papà per scelta

Carlo e Christian, in sala parto, in America.
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Qualche settimana fa ho contattato Carlo su Facebook. Avevo tanta voglia di conoscere la sua storia, quella di suo marito e….quella dei loro gemellini, Sebastian e Julian.

Cosi nasce Papà per scelta, il blog poi la pagina facebook, per TWDS hanno voluto scrivere queste parole, eccole qui, una lettera dedicata ai figli che potranno leggerla tra 15 anni.

Buona lettura e buona vita a loro.

È tempo che i genitori insegnino presto ai giovani che nella diversità c’è bellezza e c’è forza.
(Maya Angelou)

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Non era un lunedì come tanti altri. 

Era chiaro dal fatto che fossi uscito dall’agenzia con qualche ora di anticipo. Una rarità per chi lavora nella comunicazione. L’ultima volta era successo per andare a ritirare l’abito del matrimonio. Mio marito aveva disdetto gli appuntamenti della giornata per sbrigare tutte quelle faccende che continuavamo a rimandare, come se da un momento all’altro non avessimo più il tempo di evadere le ordinarie commissioni quotidiane. Quella sera abbiamo ordinato cibo siciliano. Quello che ci piace tanto. Pieno di colesterolo e grassi saturi, che il solo fatto di desiderarlo ti fa ingrassare. 

La TV era accesa, ma a basso volume, come se le notizie del TG che da sempre accompagnano le nostre cene, quel lunedì ci disturbassero. Eravamo noi nel nostro microcosmo, fregandocene di quello che stava accadendo al di là della nostra porta blindata, convinti che il mondo si fosse preso un giorno di ferie o per lo meno avesse chiesto qualche ora di permesso, rallentando il normale flusso delle cose.

I bocconi di quella parmigiana che sapeva tanto di casa, erano scanditi da furtivi sguardi al cellulare, in attesa di una notifica, di una chiamata, di quel din che aspettavamo da tempo. 

Non era un lunedì come tanti altri. 

E la conferma non si è fatta attendere. 

Il telefono trilla, lo schermo si illumina.

Eccolo li, il messaggio che ti cambia la vita. 

“Congratulations daddies, we are in pregnant”.

Quel lontano 6 Settembre abbiamo ricevuto la notizia che di li a qualche mese, vi avremo abbracciati per la prima volta.

Se ci avessero detto che sarebbero bastate qualche goccia di pipì e due microscopiche lineette appena visibili su un aggeggio viola e bianco, per regalarci l’emozione più grande della nostra vita, non vi avremmo mica creduto.

Eppure, grandi appena come due chicchi di riso, quel lunedì avete bussato per la prima volta alla nostra porta, scombussolandoci l’esistenza.

È proprio vero, che a volte, le dimensioni non contano.

Avreste dovuto vedere papà Chris, il più anzianotto dei due, che con tanto di lucciconi agli occhi, era già li a pianificare il vostro arrivo nel minimo dettaglio come se avessimo a disposizione una sola notte prima di scoprire le vostre buffe espressioni.

“Bisogna dare disdetta della casa, avvertire i tuoi e i miei. Ci pensi tu? Dobbiamo anche preparare la cameretta a Rimini. Si perché andiamo a vivere in Romagna, vero? E i nomi? Bisogna scegliere anche il pediatra.

E il fasciatoio? C’è da prendere anche il trio…”

Se non lo avessi interrotto nel suo consueto atteggiamento da pianificatore seriale (papà Chris sarebbe capace di programmare le fermate in autogrill per un viaggio Milano-Torino), ci saremmo ritrovati quella stessa sera sul primo aereo direzione Las Vegas, con giusto un paio di centinaia di giorni di anticipo prima del vostra ingresso in società.

Las Vegas? Si pupetti, perché voi siete nati in territorio americano. 

Siete bimbi un po’ speciali, in quanto concepiti con l’aiuto di Mamma Scienza e di due donne meravigliose, che ci hanno permesso di portare avanti il nostro sogno di diventare papà.

Zia R. vi ha donato metà del corredino genetico, piccole cellule filamentose che hanno plasmato la forma del vostro corpicino e il colore della vostra anima. L’altra metà del corredino è frutto dei vostri due papà. Sapete con chi prendervela!

E poi c’è zia Krista, che si è offerta di accompagnarvi nel tragitto che vi ha portato da noi. Giusto il tempo di farvi diventare grandi, forti e pronti ad affrontare questo mondo tanto bello, quanto complicato.

Non possiamo dirvi molto di più, perché qui dove viviamo noi ci sono mostri cattivi che si arrabbiano se raccontiamo troppi dettagli del vostro concepimento. 

Come se fosse un crimine scegliere di regalarvi una vita piena di amore e attenzioni.

Quel lunedì non proprio di ordinaria amministrazione, avete iniziato ufficialmente il vostro viaggio in prima classe con Krista.

Entrati in cabina gestazionale, avete riposto il vostro bagaglio placentare nell’apposita stiva della sacca vitellina e una volta allacciato il cordone ombelicale a mò di cintura di sicurezza, vi siete immersi nella piscinetta amniotica per godervi il soggiorno. 

E’ così che io e papa Chris, ci siamo immaginati quel momento.

Abbiamo riso. E tanto. Come facciamo spesso. Ma per la prima volta non ridevamo più solamente di noi. Ridevamo di voi. E l’idea che di li a qualche mese avremo riso con voi, ha trasformato i sorrisi in lacrime di felicità.

Quella sera, abbiamo deciso di non dire niente a nessuno, perché ci era stato consigliato di attendere il battito del vostro cuoricino. 

Sapeste a quanto andavano i nostri. 

Se ci avesse fermato la polizia la sera di quel lunedì un po’ speciale, ci avrebbe ritirato la patente per aver eccesso di velocità.

Ancora ubriachi di gioia, come dopo tre bottiglie prosecco, ci siamo messi a letto. 

Distesi come due statue egizie e con tanto di sorriso Mentadent, siamo rimasti in silenzio.

Nessuna parola avrebbe potuto impreziosire ancor di più quel momento.

Perché la felicità non si può descrivere, bisogna viverla e respirarla.

Buttarcisi a capofitto e goderne.

Poi ci siamo addormentati abbracciati. Come spesso facciamo. Ma già sembrava un abbraccio diverso. Più maturo. Più protettivo. Stavamo per diventare genitori.

C’è chi dice che i papà si sentano tali solo dopo l’arrivo del pupo. Noi quell’impulso lo abbiamo sentito da subito.

Ed proprio lì, dietro quella meravigliosa sensazione che la vita sta per cambiare con l’arrivo di due fagiolini, è racchiusa tutta l’essenza di un papà per scelta.

Non era un lunedì come tanti altri.

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