Ci hai insegnato a giocare con la fantasia, ad amare la poesia e le rime baciate, ci hai insegnato a raccontare le barzellette e che cosa fosse l’autoironia.

Siamo stati tuoi fedeli scudieri nelle scorribande avventurose nella Murgia, in quel di Cassano, in quella villa magica, a raccogliere more, fichi, fragoline, erbette selvatiche e scoprire posti incredibili, tra questi ricordo una carcassa di macchina da noi bambini chiamata ”scassata”.

Ci leggevi le favole di Bertoldo Bertoldino e Cacasenno quando restavamo a dormire a casa vostra e l’indomani ci preparavi la colazione, capitava anche che ci riprendevi, la domenica mattina, quando arrivavi per pranzo e noi dormivamo o quando il letto era disfatto, in disordine, e tu lo rifacevi per noi, dicendo che ci avrebbe fatto bene il servizio militare.

Quanti “Barbarella” hai solleticato sotto i nostri menti e noi sotto il tuo. Quante mozzarelle mangiate insieme, i passaggi a livello aperti o chiusi dove si accettavano scommesse prima di arrivarci, e poi le canzoncine, le filastrocche, le raccomandazioni.

“Arriva Battista l’autista” dicevi, ci hai accompagnato ovunque, agli allenamenti, alle partite di calcio e basket, allo stadio a seguire il Bari con pioggia e vento, dagli amici, alle feste, quando serviva una mano tu c’eri, poi ti abbiamo accompagnato noi a vedere le operette al Piccinni, che tanto desideravi rivedere, canticchiando Cincillà, Cincillà, riservandoti il posto nel loggione del Teatro che ti dava una visuale globale dello spettacolo.

Ci hai raccontato grandi storie ed eventi della tua vita, facendoci immaginare e fantasticare ancora una volta. Sei stato un grande compagno, un amico, un complice e una vittima dei nostri scherzi, dei nostri sfottò e tu ci stavi, partecipavi, ridevi. Sapevi rendere le tue disabilità grandi abilità, dicevi di essere sordo, vero, verissimo, ma sentivi quando volevi e non sentivi quando sapevi. Ci scherzavi su, e noi con te, giocando e mimando per dirti i fatti, ma in fondo, così facendo ci dicevamo che ci volevamo bene.

Fino all’ultimo sei rimasto presente, attivo, partecipativo, con la risposta pronta. Si, un po’ spossato, ma lucido. Ma a 95 anni cosa si puó pretendere?

Tutti noi qui presenti abbiamo tanti, troppi ricordi di te, belli e intesi, episodi da scoppiare dalle risate, che in confronto a ciò che è stato il tuo trapasso, davvero.. non c’è storia.
Per questo la nostra storia sei tu, perché tu rappresentavi tutta la famiglia, quindi Nonno, non possiamo non avere il cuore colmo di gioia e felicità pensando a te.

Ti chiamavamo Highlander, perché ne hai superate di ogni, ne hai combinate di ogni, ma a te si perdonava tutto perché la tua mitezza e il tuo spirito faceva dimenticare in fretta l’accaduto.

Di te resteranno gli scritti, i detti, le poesie che non moriranno mai, perché l’estro e la creatività resistono alla morte e vivranno ancora.

Grazie Nonno, per averci accompagnato fino ad ora nel sentiero delle nostre vite. Buon viaggio e ricordati l’apprecchio acustico è lì con te, i tuoi occhiali da sole fashion e….ah… accendilo l’apparecchio mi raccomando, alza il volume, così continueremo a sentirci ogni volta che vorremo.

È stato un privilegio, un grande privilegio.


Indirettamente l’avete conosciuto anche voi, attraverso i miei video e le mie foto.
Ve lo dovevo. Almeno credo. In fondo ha fatto parte, e lo farà per sempre, di questa storia.