La mia vita prima e dopo la procreazione assistita. La storia di Maria e della sua esperienza lavorativa in Spagna

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Questa è una testimonianza molto bella di una donna, una mamma, Maria (nome di fantasia per rispetto della sua privacy) che mi ha voluto raccontare la sua esperienza lavorativa nell’ambito della procreazione assistita in Spagna, professione che poi ha lasciato per ritornare in Italia e crearsi una famiglia tutta sua, con occhi e cuore diversi rispetto alla sua partenza.
Mi fa piacere condividerla con voi.
Grazie Maria e buona vita.
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LA MIA STORIA
Tutto è cominciato quasi per gioco.

Vivevo a Barcellona da qualche anno ormai e lavoravo alla reception dello spa di un hotel 5 stelle zona stadio. Essendo laureata in mediazione linguistica era un’ottima opportunità per me poter usare le lingue e fare esperienza in un’importante struttura alberghiera dove si incontravano prima della partita persino i giocatori del Barcellona. 

Un giorno però mi ritrovai a consultare un annuncio davvero particolare e fuori dal consueto. Stavano cercando una mediatrice linguistica che parlasse bene inglese,  italiano e francese per una clinica di riproduzione assistita.  La cosa mi incuriosi molto e mi iscrissi subito. 

Fui chiamata per un colloquio e mi ritrovai in una stanza con un ecografo in 3d, tavoli e arredamento super moderni ed una scala a chiocciola all interno della struttura che collegava la reception  alla sala operatoria . Mi chiedevo cosa dovessi fare io  là ma la situazione mi coinvolse  da subito.

Il colloquio andò bene e cominciai subito una formazione teorica sulle tecniche di procreazione assistita. Lavoravo a fianco ai medici spagnoli. Traducevo per gli italiani in visita e perfino in sala operatoria durante i pick up ovarici e i trasferimenti embrionari quello che comunicavano in modo semplice i medici catalani.  Le coppie venivano da tutta Italia ed erano di diversa estrazione sociale.

Potevi trovare la cantante, l’attrice, l avvocato così come la parrucchiera o l’impiegata. Tutti con un solo sogno in comune: diventare genitori.
Venivano chiamati i viaggi della speranza per questo motivo.  

Nella maggior parte dei casi i trattamenti andavano a buon fine e ricevevi oltre a immense dimostrazione di gratitudine dalle coppie anche regali veri e propri. Dall’artigianato veneto alle mozzarelle di bufala campane,  e soprattutto grandi parole di ringraziamento e foto dei pargoli appena nati. Avevamo una parete tappezzata di queste foto. Una tecnica molto usata era la donazione di ovuli presi da una ragazza più giovane che sceglieva di donare volontariamente ed anonimamente i propri ovuli ad una coppia. Gli italiani ci mettevano un po’ a digerire questa diagnosi e prescrizione ma alla fine erano felici quando tutto andava per il meglio.

Ricordo ancora i volti delle coppie: ogni giorno c’era una storia ed un vissuto nuovo tra lacrime e ansie iniziali e sorrisi finali di gioia.
Una coppia in particolare mi è rimasta impressa per il loro percorso e per come sono riuscita a cambiare con qualche frase di incoraggiamento il loro destino.

La donatrice che gli era stata assegnata non aveva prodotto ovuli ed il trattamento era stato temporaneamente cancellato con la possibilità però  di rifarne subito un altro.  La signora che era molto religiosa percepi questo avvenimento come un volere divino che mostrasse loro che quel percorso era sbagliato. Volevano fermarsi lì. Io spiegai loro che poteva accadere durante un ciclo che una ragazza seppur giovane non producesse ovuli ma che avremmo ricominciato di li a poco e che non si doveva preoccupare.  Che non era nessun segnale dal cielo ma che dovevano insistere se volevano realizzare il loro sogno e non fermarsi di fronte al primo ostacolo perché le possibilità di diventare genitori erano reali.

Loro mi hanno ascoltato ed ora sono genitori di una splendida bambina che avrà più di 10 anni perché sono già 10 anni che non lavoro più lì.

Ho deciso di rientrare in Italia perché sentivo comunque nostalgia del mio paese, delle mie radici e della mia famiglia. 

Un lavoro così interessante non l’ho più trovato, ma quell’esperienza ha fatto nascere anche in me il desiderio di diventare mamma e di riavvicinarmi ai miei cari.

Ora ho una bellissima bambina di 4 anni e tante storie  da raccontarle della mia esperienza in Spagna e nella clinica..
perché se esiste lei nella mia vita lo devo anche un po’ a loro ed è anche un po’ il frutto di un percorso di sali e scendi emotivi proprio come il cammino che mi ero abituata a fare così bene  su quella grande, invitante e misteriosa scala a chiocciola spagnola.

One thought on “La mia vita prima e dopo la procreazione assistita. La storia di Maria e della sua esperienza lavorativa in Spagna

  1. Bellissima testimonianza. Avrei tanto voluto essere tra le pazienti di questa splendida clinica. Ma, quando avevo l’età giusta x poterlo fare, nn ne ero a conoscenza!!!! Ormai è troppo tardi x me……

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