CI SONO VOLTE

Ci sono volte in cui credo di aver sbagliato tutto, di non essere all’altezza, di non essere stato in grado di trasmettere quello che credevo fosse giusto.

Ci sono volte in cui penso che diventare genitore mi ha reso più stanco e più razionale e altre volte penso che mi abbia reso molto più felice e irrazionale. Molto di più.

Ci sono volte che scopro comportamenti davvero strani e non sono quelli dei nostri figli, ma di noi genitori, infatti mi chiedo se davvero abbiamo compreso e messo a fuoco il senso di una vera strada educativa.

Ci sono volte che faccio finta di sapere cos’è giusto, quando in realtà spero solo di aver scelto per il meglio.

Ci sono volte che gli sto troppo addosso e se un giorno si gireranno e mi diranno “ti odio” io gli amerò ancora di più.

Ci sono volte che credo che Babbo/Papà sia un verbo più che un soggetto, perché è qualcosa che fai, un’azione che compi, non solo un’identità, non semplicemente chi sono ma, semplicemente, ciò che faccio.

Ci sono volte in cui mi rimbomba sempre la frase di Beecher che dice: «Non capiamo l’amore di un genitore finché non diventiamo noi stessi genitori». Fateci caso, sicuramente capiterà anche a voi.

Ci sono volte che penso al tempo che passo a seminare, ad attendere, ad innaffiare, consapevole che il tempo mi dirà che l’attesa e la costanza mi mostreranno i frutti.
(Vale ancora per me, figuriamoci per i miei figli).

Ci sono volte che non penso a niente, né al passato né al futuro, penso a vivermi il presente, il momento e ogni singolo istante di gioia irrefrenabile che mi sanno regalare.

Ci sono volte che per il disordine che regna in casa vorrei solo gridare forte e altre invece dove penso che tutto quel caos, un giorno, farà spazio al silenzio e mi mancherà maledettamente e lascio fare.

Il destino di noi genitori è uno soltanto: soffrire. Si dai è così. Soffriamo sempre, in silenzio, di nascosto. Non nascondiamoci. Soffriamo tantissimo, perché crescono veloci e alle volte andiamo in affanno per riuscire a stargli dietro, perché siamo attanagliati da pensieri e doveri, per le scelte che faranno, per le strade che intraprenderanno, se non mangiano o se restano delusi dalla vita, dall’amicizia, dall’amore, dalle relazioni, per la scuola, per la nostra vita che si accorcia, mentre la loro si allunga (è sottile come differenza ma vera), ma abbiamo un vantaggio che non tramonterà mai: esserci.

Esserci sempre, anche quando non crederanno, quando ci odieranno, quando si allontaneranno, perché ci sarà sempre bisogno di noi genitori, esserci e basta, consci e consapevoli che la vita è la loro e la devono vivere come vogliono, con la testa sulle spalle, si spera.
E qui non esistono volte, non esistono giorni, perché la sfida è esserci ogni giorno. Questo conta, questo vale, questo è.

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