«Da piccolo mi piaceva recitare, ma la mia famiglia mi scoraggiava. Ora grazie a YouTube sto creando un’opportunità per mio figlio. Uno degli aspetti negativi è che col tempo abbiamo perso spontaneità: i marchi ci pagano per fare varie cose e noi le dobbiamo fare».

Questo dice nel video Chris, padre di un influencer di 10 anni. Ecco, proprio questo mi spaventa quando dico che bisogna fare attenzione e avere un giusto approccio quando si gestisce o si fa gestire una pagina, un canale youtube, un profilo instagram, soprattutto se si tratta di una mamma, di un padre, di un figlio. Fare attenzione al confine che c’è tra le realtà e la spontaneità della vita e della quotidianità in contraltare con la messa in scena, con “scimmiottamenti”, recite, sketch per venderti un prodotto e rendere tutto finto, scritto, preparato, non vero per intenderci e vendere un prodotto, dare lustro a uno status-symbol, a fare passare tutto per figo, bello e patinato.
E quando spegni la videocamera o lo smartphone, quando spegni il tuo computer cosa resta? Chi resta? Di cosa si parla? Cosa si fa? Si pensa a cosa mettere in scena domani o cosa raccontare domani, come sfruttare ancora meglio il contesto o la persona o se stessi? E la vita passa, scorre, l’autenticità si assopisce, la relazione famigliare si altera e diventa fiction, si sta insieme per business?

Vi rendo partecipi di questo dato che ho letto su Internazionale ma riportato dal The Guardian:

In molti paesi del mondo sempre più bambine e bambini aspirano a diventare youtuber.
Nel 2018 al primo posto nella classifica dei guadagni della piattaforma video c’era uno statunitense di sette anni, diventato famoso con le recensioni di giocattoli. Negli ultimi tempi YouTube è stato al centro di polemiche per la scarsa capacità di proteggere i più piccoli e perché il suo algoritmo considera il tempo di visualizzazione una priorità assoluta, a scapito di qualsiasi altra valutazione.
Io mi tengo alla larga da tutto ciò, tutelando i miei figli il più possibile, già ci sono io con tutti i piedi dentro, cerco di mantenere la giusta distanza tra il reale e il virtuale, tra cadere nelle markette e nelle fee e invece mantenere uno sguardo attento, libero ed indipendente sul sociale, sui valori, sul racconto.
Guardate il video perché sono sicuro che anche i vostri figli, nativi digitali, fruitori di YouTube, vi avranno già detto (o vi chiederanno): «Mamma, Papà, da grande voglio fare lo Youtuber!»

Pensiamoci, apriamoci, parliamoci, ascoltiamoci.

GUARDA IL VIDEO SU INTERNAZIONALE