Questa è una delle primissime foto scattate con Annarita, stavamo insieme da un mese, ci siamo conosciuti a ottobre 2004, sotto il portone della sua casa da fuori sede, vicino l’università. Io ero con un caro amico, Biagio, aspettavamo una collega di corso, Valeria, che doveva passarci delle fotocopie per un esame, appena arrivò mi disse di aspettare perché stavano arrivando le sue coinquiline e ce le avrebbe presentate. Dopo pochi minuti girarono l’angolo due ragazze, una era Annarita, l’altra era Sara, che sarebbe diventata nostra testimone di nozze. Mi innamorai subito, all’istante, prima dei suoi occhi verdi e poi con il passare dei minuti di tutto il resto. Quando uno dice il colpo di fulmine. Proprio così, fulminato all’istante. Completamente andato. Avevo 19 anni, lei 23 anni, è stato difficile convincerla del fatto che ero maggiorenne solo da un anno, non ci credeva, le dovetti mostrare la carta d’identità, fiducia zero, si vede che aveva già capito che ero un burlone. La frequentazione e la conoscenza fu costante ma molto cauta, perché entrambi sapevamo che c’era una bella differenza d’età, di esigenze diverse e di percorsi diversi, di ritmi diversi che stavamo vivendo fino a quel momento. Un pomeriggio le dissi che volevo interrompere la frequentazione perché i quattro anni di differenza non ci avrebbero portato lontano e alla fine ci saremmo stancati e lasciati. Lei mi spiazzò, dicendomi che pensava le stesse cose mie, avvertiva li stessi timori e mi disse: “Facciamo cosi, stiamo bene insieme, ci divertiamo, siamo felici, godiamocela giorno per giorno, poi capiremo, se non sarà cosa ce lo diremo e ognuno prenderà la propria strada”.
Ecco, con quelle parole, mi fregò. Dopo quindici anni esatti siamo ancora qui, abbracciati, con due figli, una casa, tanti pensieri e tanti sogni per il futuro, godendoci ogni giorno come se fosse il primo. Non è facile eh, sia chiaro, ne abbiamo passate insieme, ne abbiamo vissute insieme di vite, di cambiamenti, di dissapori, di attimi particolari, di vuoti e di gioie immense, ma senza mai perdere di vista ciò che eravamo davvero, ciò che siamo davvero. Non è facile, non è più come prima, sicuramente è meglio di prima, abbiamo meno tempo per noi, ma il noi ora è formato da quattro cuori e non più due.
Oggi è una giornata da celebrare, da ricordare e raccontare, come quel bacio rubato, quel mocio sporco in una bacinella con un pigiama a mollo, come quegli abbracci infiniti e inconsapevoli, come le nostre giornate passate a guardarci negli occhi e vivere senza pensare al domani.
Ecco cosa siamo, siamo un abbraccio senza tempo.